I detenuti stranieri hanno in media reati meno gravi: pena media 6,3 anni vs 9 anni degli italiani, e 44% dei condannati a meno di 1 anno sono stranieri. Molti potrebbero accedere a misure alternative (domiciliari, affidamento in prova), ma ne usufruiscono in proporzione minore: gli stranieri sono il 31% dei detenuti ma solo il 17,5% di chi è in misura alternativa. Motivo: requisiti più difficili da soddisfare — residenza stabile, lavoro, famiglia sul territorio — proprio a causa della precarietà abitativa e lavorativa. Il sovraffollamento e la discrezionalità giudiziaria amplificano l'effetto.
I dati mostrano che gli stranieri hanno una RAL media più bassa (~€14.000 per i dipendenti stranieri vs ~€37.000 per i dipendenti italiani) e una povertà assoluta molto più alta (35% delle famiglie straniere vs ~10% di quelle italiane). Inoltre il 70% dei reati commessi da stranieri è attribuito agli irregolari, che sono solo il 10% degli stranieri. Queste tre cose corrono insieme, ma i dati pubblici italiani non permettono di dimostrare che la povertà o la precarietà siano la causa dei reati: non esistono open data che collegano reddito, status giuridico e autore del reato. Anagrafica (giovani e maschi) e concentrazione di pochi recidivi possono spiegare parte della sovrarappresentazione. Quindi si può dire che irregolari e fasce a basso reddito sono sovrarappresentate, non che la povertà renda più criminale una popolazione intera.
I dati pubblici italiani mostrano solo la quota di stranieri tra denunciati e detenuti. Non controllano per fattori confondenti come età, sesso, reddito/ISEE, area di residenza e status regolare/irregolare. Gli stranieri sono in media più giovani e più maschi — due variabili associate a tassi di criminalità più alti in tutte le popolazioni. Inoltre le statistiche ufficiali contano i reati, non gli autori: se pochi recidivi seriali commettono molti reati, i dati mostreranno "tanti reati da stranieri" anziché "pochi autori seriali". Non esistono open data che permettano di isolare questi effetti, quindi non è possibile concludere causalmente che gli stranieri siano "più criminali".
Le rimesse inviate all'estero dagli immigrati residenti in Italia ammontano a circa €8,6 miliardi all'anno (2025, Banca d'Italia). Questo è un flussso di pagamenti esteri, non una spesa dello Stato, quindi non va sottratto direttamente al saldo fiscale pubblico di +€4,6 mld. Tuttavia rappresenta una quota del reddito prodotto in Italia che non viene consumata o investita qui, riducendo l'impatto moltiplicativo sull'economia nazionale. Per un calcolo del "contributo netto all'economia italiana" bisognerebbe partire dal valore aggiunto prodotto (€177 mld) e sottrarre le rimesse, non dal bilancio fiscale.
I arrivi via mare e via terra sono il proxy più vicino a un "ingresso irregolare" rilevabile annualmente, anche se includono anche chi poi chiederà asilo (quindi non è automaticamente irregolare). Lo stock di irregolari stimati (339mila nel 2025, ISMU) è la platea di persone già presenti in Italia senza permesso di soggiorno. I rimpatri effettivi sono circa 6mila all'anno, cioè lo 0,2% dello stock e il 10% circa degli arrivi annuali. Questo è il motivo per cui la pressione migratoria si accumula: le uscite sono una frazione irrisoria degli ingressi.
Puoi dire: gli stranieri in Italia sono sovrarappresentati in carcere e nei reati denunciati, soprattutto per reati contro il patrimonio e per legge immigrazione; il loro contributo economico è positivo; senza di loro la popolazione sarebbe in calo; la stragrande maggioranza degli stranieri non commette reati.
Non puoi dire: che gli stranieri siano "più criminali" in senso causale, perché i dati non controllano per età, sesso, condizione economica, area di residenza e status giuridico. Non puoi stimare quanti reati siano commessi da pochi recidivi seriali, perché le statistiche italiane non tracciano l'autore. Non puoi calcolare un bilancio netto "stranieri vs italiani" senza tenere conto di chi ha acquisito la cittadinanza.
Questa dashboard aggrega dati ufficiali italiani ed europei su flussi migratori, presenza straniera, criminalità, economia e confronto europeo. I dati demografici ISTAT sono riferiti al 1° gennaio dell'anno successivo. Le percentuali mostrate sono calcolate rispetto ai totali rilevanti. I valori assoluti sono disponibili nel tooltip passando con il mouse sulle barre. I dati sulle denunce per tipo di reato e per paese di provenienza sono ricavati da studi e statistiche ufficiali del Ministero dell'Interno e del Ministero della Giustizia. Il confronto europeo usa definizioni leggermente diverse tra paesi.
Dati pubblici italiani non controllano per età, sesso, reddito/ISEE, area di residenza e status regolare/irregolare. Gli stranieri residenti in Italia sono mediamente più giovani e più maschi della popolazione italiana, fattori che da soli spiegano parte della sovrarappresentazione in alcuni indicatori. Le statistiche contano reati denunciati, non autori unici.
Reati per legge immigrazione: la voce include ingresso e soggiorno irregolare, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e falsificazione di documenti. Per definizione questi reati possono essere commessi quasi esclusivamente da cittadini non italiani. Togliendo questa categoria, la percentuale carceraria straniera diminuisce sensibilmente.
Cittadinanza acquisita: al 31 dicembre 2023 l'ANPR/ISTAT stima circa 1,91 milioni di cittadini italiani di origine straniera. Secondo la Fondazione Leone Moressa, nel 2024 gli occupati di cittadinanza straniera sono 2,51 milioni, ma se si conta il paese di nascita il numero sale a 3,65 milioni (15,2%). Quasi un terzo del lavoro migratorio viene contato come "italiano".
Recidività e concentrazione per autore: le statistiche pubbliche italiane contano i reati denunciati, non gli autori. Non esistono open data anonimizzati sull'autore in Italia. Studi internazionali confermano che la criminalità è spesso concentrata (UK 28-37% rioffesa, Danimarca 1,5% dei rifugiati commette reati, Pareto nelle infrazioni carcerarie USA).
Dati storici pre-2020: la serie demografica è completa dal 2015. Altri indicatori sono affidabili solo dal 2020 in poi. I decessi in mare per 2015-2019 si riferiscono al Mediterraneo centrale/occidentale (IOM Missing Migrants Project).